ORATORIO SAN GIOVANNI ELEMOSINIERE - CASARANO

“Comunicare per capirsi, capirsi per comunicare”: è il tema scelto dal Consiglio Direttivo per l’anno oratoriano 2015-2016

in linea con gli orientamenti Anspi che propongono l’ultimo percorso del triennio 2014-2016 dal titolo “Oratori e Circoli tra Generazioni e Comunicazione. Un linguaggio per tutti”. Si tratta di accogliere una nuova sfida in campo educativo: la comunicazione tra le generazioni. Ogni persona è un mondo nuovo che aspetta solo di essere scoperto. Come? Attraverso una sana relazione interpersonale basata sulla fiducia in se stessi e in chi cammina insieme con noi. Insomma comunicare, etimologicamente parlando, significa costruire insieme, mettere in comune e far partecipe. In gergo psico-pedagogico, è un “processo finalizzato alla messa in comune di esperienze, informazioni, pensieri ed emozioni” (Vademecum- a cura di Centro Studi Irotamina).

E’ vero: di comunicazione si parla tanto in tutti gli ambiti, aziendale, familiare, lavorativo, sociale, psicologico, ora perfino virtuale. Resta da chiedersi: quale è la specificità della comunicazione in un ambiente come l’oratorio, in particolar modo in un oratorio affiliato Anspi, come è il nostro? O meglio, “quando un legame costruito in oratorio è un’autentica relazione educativa?”. Uno degli assiomi sulla comunicazione, elaborati da una scuola di sociologi e psicologi statunitensi, sostiene che è il contenuto a qualificare una relazione. Quale dunque il contenuto della comunicazione (ossia il messaggio) in oratorio, se non quello della Salvezza? Comunicazione come scambio reciproco non di sole informazioni, ma di valori all’insegna della scoperta di sé e dell’incontro con gli altri nello spirito cristiano dell’accompagnamento. Perfettamente in sintonia con il tema dell’anno pastorale “Battesimo, sorgente di vita nuova”, il tema conduce il mondo degli adulti, maturi nella fede, ma sempre bisognosi e disponibili a nutrirla ed accrescerla, ad accompagnare le nuove generazioni alla riscoperta del dono del Battesimo, che ci fa uscire da noi stessi per andare con gioia incontro all’Altro per comunicargli, appunto, la gioia del Vangelo. Papa Francesco, incontrando i ragazzi degli oratori nella sua visita a Torino il 21 giugno 2015, per l’ostensione della Sindone, nel bicentenario della nascita di Don Bosco, ammonisce: «Non dimenticatevi che una delle caratteristiche del vero oratoriano è la gioia. E con questa gioia cercare Gesù, amare Gesù, lasciarsi cercare da Gesù e incontrarlo tutti i giorni». Gioia e oratorio, un perfetto binomio. S. Domenico Savio, cresciuto in santità proprio in oratorio, lo diceva spesso: «Qui facciamo consistere la santità nello stare molto allegri». L’oratorio può essere sempre più una scuola di santità, una casa di credenti, solo se riesce ad essere luogo in cui ciascuno possa condividere con gli altri la gioia del Vangelo, quella che «riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù» (Evangelii Gaudium) e sono pronti a comunicare tale incontro. Allora, è lo stile di chi lo anima la carta vincente che fa dell'oratorio l'ambiente privilegiato della gioia. Per questo, con le sue attività, è chiamato a proporre la bellezza con l'obiettivo di destare allegria attraverso un sano divertimento, mai il fine delle attività, bensì solo un mezzo per evangelizzare più efficacemente. Parliamo così di cultura dell’oratorio a patto di avventurarsi in proposte che possano intercettare l'interesse dei ragazzi, puntando all'utilizzo di linguaggi a loro familiari. “È così che l'oratorio può fare cultura ed essere fucina di buone pratiche per il presente e per il futuro, generando il desiderio di vivere in ogni altro ambiente sempre più come Gesù” (Pastorale giovanile Forum Oratori Milanesi).

(Da "Voci Giovani" n. XV - Novembre 2015)

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